Come sempre, con lieve ritardo, riesco a raccontarmi. Non sono un libro aperto, questo l’ho sempre detto… ma di Amsterdam non potevo lasciare il blog all’oscuro.
La necessità di scaricare un po’ di tensione accumulata nel corso dell’anno precedente (quello che tutti hanno definito un anno “dannato”: il 2008) si è fatta forte a tal punto da non farmi ripete due volte da Guglielmo e Danilo di partire per un luogo (all’inizio la proposta era partire).
Scorazzando un po’ per il web, eccitato dall’idea di poter finalmente dedicare un po’ di tempo per me stesso, riesco a trovare il volo e l’albergo ad un prezzo veramente ridicolo. Si parte con l’idea di partire in 8, si arriva poi ad essere in 4… ma in realtà, la frenesia di partire, non ci faceva star zitti con nessuno e così, eccoci nuovamente in 8.
Partenza da Catanzaro direzione Roma (pernottiamo lì per partire il giorno dopo). La semplicità ed il divertimento che il viaggio ci trasmetteva, creava un atmosfera fantastica… e, a parte una manciata di ansiosi che sull’autostrada hanno chiamato più volte l’ANAS che i parenti, infondo, ogni singolo componente ha fatto il suo gioco a favore del divertimento di tutti. Compagnia favolosa: ancor prima del fischio d’inizio.
A parte un pullman completamente infuocato, una pausa ogni 30 secondi per permettere a Giuseppe di recuperare un po’ di strada persa (visto che ha fatto il percorso alternativo), una notte passata a dormire su una piazzola di sosta (in auto ovviamente) ed una ripartenza (la mattina) senza neanche scendere dalla macchina (roba da folli), un’eccezionale cagata di buon risveglio all’aeroporto ed un navigatore satellitare scarico appena imboccato l’ingresso a Roma… si può dire che l’inizio è stato entusiasmante.
Ciò che segue, però è ciò che abbiamo vissuto o almeno crediamo di aver vissuto e di ricordare… perché arrivati lì sembrava che i giorni corressero più veloci.
Eindhoven (tappa d’arrivo) è a circa 2 ore di pullman da Amsterdam e, se avete la fortuna (a differenza nostra) di trovare un autista capace, che non dimentica il portellone con i bagagli (aperto in fase di partenza), che riesce a farvi evitare parecchi semafori (il nostro autista ce li ha fatti beccare tutti ROSSI), ma soprattutto UN AUTISTA CHE NON SIA UNA DONNA DROGATA DAI CAPELLI ROSSI, bene, forse, se avete questa fortuna, riuscite anche ad arrivare in un’ora e 40 minuti (a differenza nostra: 2 ore e 20 minuti circa…).
L’albergo, nonostante fosse un due stelle (disegnate a matita ahaha) gestito da cinesi, devo ammettere che aveva una posizione fantastica (a pochi metri da piazza Dam e da tutti i divertimenti della città). Anche la pulizia non era male: unica nota negativa la grandezza del bagno, ma, nonostante vivessimo in 6 in quella stanza, non abbiamo risentito di particolari problemi (forse, l’unico a risentirne è stato Danilo… ma non è colpa sua se anziché prendere una pantofola sinistra ed una destra, ne ha prese due destre…).
Come già detto, eravamo praticamente a tu per tu con tutto l’universo Olandese, tanto non renderci conto (appena arrivati) che non era forse necessario ridurre Guglielmo ad un Souvenir da tenere poggiato al muro: ma cosa volete farci… incontrare un sosia di Jimi Hendrix (dei poveri) non capita tutti i giorni.
Tappe fondamentali, una volta giunti, sono state il museo di Van Gogh (meglio noto al gruppo come “oricchiu mozzatu”) ed il museo dell’Heineken. Il primo devo ammettere che non mi ha lasciato un buon ricordo… si è pagato molto per vedere poco o nulla (le opere più famose non c’erano). Per quanto riguarda, invece, il museo dell’Heineken… che vi devo dire: semplicemente magnifico! Fantastico tutto il processo di produzione (che si può toccare con mano). La cosa più bella però credo sia stata la possibilità di partecipare ad una sessione di cinema interattivo proprio all’interno del museo Heineken: in altre parole, sembrava di essere una bottiglia… veramente bellissimo!
Come tutte le cose bellissime però, prima o poi sono destinate a raggiungere la fase conclusiva (vuoi per abitudine, vuoi perché “è necessario”). Tante sono state le emozioni vissute lì, e credo che ognuno di voi abbia dato il meglio di sé per divertirsi onestamente (vero Danì? Onestamente!) senza mancare di rispetto a nessuno. Un viaggio che rifarei con le stesse persone, con le stesse tappe, con le stesse collocazioni. Come tutto ciò che apprezzo, anche questa esperienza mi ha trasmesso qualcosa (ad esempio, lo sapevate che ad Amsterdam “sono rigidi”?)…
Giuseppe S., ad esempio, tu mi hai fatto capire che anche se è rosa non per forza da ubriaco devo vederci un maialino: era un elefante e ti ho fatto perdere ad Amsterdam… nonostante tu stessi girando come un bimbo autistico.
Guglielmo invece, mi ha fatto capire quanto sia facile cagarsi sotto vedendo Miriello alla disperata ricerca di 10 euro…con forza ed amore.
Alessandro mi ha fatto capire (in tempo) che ad Amsterdam erano rigidi e non potevamo fare quello che volevamo altrimenti ci facevano la multa: ed anche questo è stato importante!
Tommy mi ha fatto capire che per portare sempre con se le persone che non ci sono più, bisogna diventare in parte come loro e lui, si è totalmente immedesimato nel nostro Barone Olandese: dobbiamo a lui tutte le pubbliche relazioni! Era lui a dialogare in inglese con la gente (era così preso da Amsterdam che anche gli italiani parlavano con lui in inglese!).
Rizzito mi ha insegnato che anche in piena notte c’è qualcuno che dorme ed è giusto farlo dormire senza ritmiche sonate nasali stile Gino Bramieri.
Gaytano ha rafforzato in me il concetto che amare una persona significa rispettarla e, credetemi, ho apprezzato tantissimo trovare in lui una persona simile a me: non ha fatto del suo divertimento la tristezza di qualcuno e, siccome penso sia giusto così, l’ho stimato tantissimo. Unica nota negativa… non spenderemo più soldi per boccette inutili!
Ed infine la merdaccia: Danilo. Credo che un ragazzo organizzato come te, io non l’abbia mai conosciuto. Sei riuscito a trasformare in pochi secondi, il tuo cappotto, in un percorso a punti: ogni oggetto aveva una collocazione logica che ti permetteva di reperirlo con estrema semplicità… obiettivamente, hai fatto paura! Inoltre, grazie per averci onestamente acquistato una marea di Souvenir e per aver, sempre onestamente, cambiato la calamita pornografica con una più “utilizzabile” a casa Rizzito.

P.S: questa foto è stata scattata da un ricchione messicano che come ricompensa s’è voluto fare una foto con me e Giuseppe… quindi vedete di apprezzarla di più che per poco non ci scappava il morto.
Dimenticavo… “ca cca su rigidi”.